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VESUVIO, VINO E TERRENI VULCANICI

SOLO DA UNA GRANDE UVA PUO’ NASCERE UN GRANDE VINO

Con i suoi 1281 metri d’altezza, il Vesuvio domina il panorama del golfo di Napoli offrendo un colpo d’occhio unico ed affascinante.
E’ il solo vulcano attivo dell’Europa continentale e si ritiene che la montagna si sia formata circa 30.000 anni fa.
Le numerose e violente eruzioni ne modificarono l’aspetto nel corso del tempo fino a renderlo la sagoma inconfondibile che è giunta a noi.
Il Vesuvio, tuttavia,non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli nell’antichità fu un monte tranquillo. Scrittori e poeti lo descrissero coperto di orti e vigne ed in alcuni affreschi è rappresentato come una montagna, ricca di vegetazione e vigneti. Il monte era amato per le sue fertili terre che l’origine vulcanica rendeva particolarmente adatta alle coltivazioni. Tra le tante colture, predominava largamente quella dell’uva, introdotta dai Greci e sviluppata poi a pieno dai Romani.
La terribile eruzione del 79 d.C, però, rivelò nuovamente l’implacabile natura della montagna, e distrusse numerose città tra cui Pompei ed Ercolano.
Da allora numerose eruzioni si susseguirono e questo rese inabitabili le zone intorno al vulcano, portando ad un progressivo spopolamento ed all’inizio di un lungo periodo del quale abbiamo poche testimonianze storiche.
Sappiamo per certo che nel Medioevo il culto del vino si mantenne vivo grazie alle chiese e ai monasteri che rilevarono i terreni alle falde del vulcano. Furono i monaci quindi, con l’aiuto dei contadini della zona, a ridare nuovo slancio alla produzione vinicola e furono proprio loro a vinificare per primi il famoso Lacryma Christi.

L’attività eruttiva del Vesuvio è continuata con una certa regolarità nel corso dei secoli fino ad arrivare all’attuale stato di quiescenza che perdura dal 1944, anno dell’ultima eruzione.

Ma, come detto, è proprio nel cuore infuocato e spesso ostile della montagna che è nascosto il segreto della vita di queste terre e dei suoi vini.
I terreni vulcanici, infatti, sono tra i migliori per la coltivazione della vite e le produzioni enologiche di alta qualità. Le uve prodotte in queste zone hanno un elevato grado zuccherino e i vini esprimono una complessità ed una sapidità unica, grazie alla presenza nel suolo di minerali come fosforo, magnesio e potassio.
Il risultato è un prodotto fine, dai profumi intensi e buon grado alcolico.
Inoltre, le caratteristiche sabbiose del suolo, dovute al deposito di cenere e lapilli, determinano una grande permeabilità e quindi favoriscono la penetrazione delle radici delle piante e allo stesso tempo rendono impossibile la sopravvivenza di parassiti dannosi come la fillossera.
Così le viti crescono a “piede franco”, senza quindi il bisogno di essere innestate su radici di vite americana, e piante non innestate rappresentano un valore aggiunto per i vini, che risultano migliori, perché la vite è più longeva e robusta.